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Il vino è il risultato di un complesso processo biologico che deriva dalla profonda interazione della pianta vite con il suo ambiente. Anche il vitigno, sebbene rappresenti una unità genetica unica, viene profondamente influenzato dai luoghi dove viene messo a dimora.
Ne consegue che una tipologia di vino come quella del Soave, sebbene presenti caratteristiche riconducibili ad un pattern identificabile, acquisisce una gamma di sfumature ampia quanto sono ampie le differenze micro e macroclimatiche del suo territorio.
Questo processo, che potremmo definire epigenetico (ovvero influenzato dal contesto), accade ovunque la storia della viticoltura abbia selezionato le aree più vocate alla coltivazione di certe varietà. E accade in maniera molto marcata nel Soave, dove i terreni di tipo vulcanico presentano, per la loro stessa genesi, una fenomenale varietà geologica, che porta con sé un’altrettanta ampiezza espressiva.
Dunque, dopo decenni di ricerca di ricerca sui suoli, sul clima, sui metodi di vinificazione e sulla storicità dei vigneti di Soave, il Consorzio ha finalmente dato vita a quelle che sono chiamate le UGA, ovvero le Unità Geografiche Aggiuntive della denominazione Soave: unità di caratteristiche pedo morfologiche e climatiche che, identificate in una serie di vigneti ben delimitati, danno origine a vini peculiari, riflesso di quelle stesse caratteristiche.
COME NASCONO LE UGA?
Il lavoro per l’individuazione delle Unità Geografiche Aggiuntive è iniziato nel 2000 sotto l’impulso del Consorzio di Tutela. Capostipite del progetto fu la pubblicazione delle “Vigne del Soave” che, con una puntuale zonazione, consentì di individuare i differenti suoli ma anche le altitudini, le pendenze, l’incidenza della pergola veronese sul guyot e moltissimi altri dati analitici fondamentali. Naturalmente, la zonazione proposta dalle Vigne del Soave si fondava – in gran parte – sulla secolare suddivisione toponomastica della zona, quella ancestrale scienza della divisione dei vigneti basata sull’esperienza e sulla fatica di chi, da generazioni, li coltivava e aveva loro dato un nome.
Curiosità che pochi conoscono è che il progetto delle UGA nacque addirittura prima di quello delle MGA, ovvero delle Menzioni Geografiche del Barolo e del barbaresco, il corrispettivo delle UGA in terra di Langa. Fu però solo nel 2019 che il Comitato Vini del Ministero delle Politiche Agricole approvò in via definitiva l’inserimento delle Unità Geografiche Aggiuntive nel disciplinare del Soave, che prevede che la vinificazione avvenga separatamente rispetto agli altri vini, assicurando sia la tracciabilità della filiera, sia una produzione limitata per una maggiore riconoscibilità sul mercato.
QUANTE SONO LE UGA?
Prima delle UGA esisteva un’unica distinzione, quella tra la zona del Soave e del Soave Classico. Le due aree non segnano la qualità del vino, ma erano sono un’indicazione di storicità: il Classico insiste su circa 1500 ettari collinari da sempre vitati a Soave, mentre il resto comprende circa 6000 ettari e rappresenta i “nuovi” impianti, anche in pianura.
Le Unità Geografiche Aggiuntive comprendono entrambe le aree e approfondiscono le sfumature del Soave in 33 diversi cru che coprono circa 7000 ettari: 29 nella zona del Classico, 2 nei suoli scuri della Val d’Alpone e 3 nei suoli calcarei delle vallate a ovest. Le 33 UGA racchiudono i 4 suoli dell’area, dai fondali calcarei oceanici di Mezzane, Val d’Illasi e Soave, ai suoli vulcanici della Val d’Alpone. Rappresentando solo il 38% della superficie vitata del Soave nella zona collinare: Castelcerino, Tremenalto, Costalunga, Castellaro Costeggiola, Sengialta, Foscarino, Rugate, Monte Grande, Costalta, Pigno, Froscà, Tenda, Zoppega, Broia Monte di Colognola, Duello, Fittà, Corte, Durlo, Menini, Brognoligo, Campagnola, Colombara, Carbonare, Coste, Pressoni, Casarsa, Ponsara, Volpare, Croce, Ca’ del Vento e Paradiso Roncà – Monte Calvarina.
Le UGA, è bene ricordarlo, non sono una classifica del vino. Tracciano piuttosto le «felici combinazioni di morfologia, pedologia e comportamento fisiologico del vigneto», come suggeriscono dal Consorzio, «che garantiscono l’ottenimento di vini che hanno saputo guadagnarsi una loro particolarità enologica». Particolarità che spetta a ciascuna cantina enfatizzare e rendere coerente con la propria zona.
Sarà dunque il lavoro di chi coltiva e produce le UGA ad avere l’ultima parola, permettendo ai consumatori di costruirsi la loro personale geografia del Soave, sfumatura dopo sfumatura.
Scopri tutte le UGA e le loro caratteristiche sul sito del Consorzio Consorzio Tutela Vini Soave



