Santorini, terroir Estremo per vini eccezionali

Santorini, terroir Estremo per vini eccezionali

L’eruzione vulcanica di Santorini fece tremare il Mediterraneo e cambiò la sua storia. Fu un evento disastroso e colossale, che plasmò la terra stessa dell’isola facendola diventare quello che è oggi: una culla della viticoltura a vulcanica i cui vini DOP sono eccellenze a livello mondiale.

 

 

Dopo ave parlato del terroir del Soave e dei Monti Lessini, in questo nuovo post vi guidiamo alla scoperta di uno dei luoghi più particolari del Mediterraneo, l’isola di Santorini, i cui suoli sono integralmente figli di un antico vulcano che più di 3.600 anni fa causò un’eruzione tanto spaventosa da aver ispirato il mito.

I geologi stimano che nel 1650 a.C. l’eruzione “super-colossale” di Thera (questo il nome dell’antico vulcano di Santorini) raggiunse un classificata di livello 7/8 nell’indice di esplosività vulcanica. Una delle eruzioni più distruttive nella storia dell’umanità, tanto da essere paragonata a un milione di volte la detonazione atomiche di Hiroshima. Gli studiosi credono che la traumatica memoria collettiva di questo evento possa essere ritrovata nel mito della città sommersa di Atlantide raccontato da Platone (composto di mille anni più tardi) e che l’impatto dell’evento potrebbe aver influenzato il racconto delle piaghe d’Egitto descritte nella Bibbia. L’esplosione sommerse la città di Akrotiri, la «Pompei dell’Egeo», che oggi rappresenta una delle più vive testimonianze della civiltà minoica.

Non fu soltanto la memoria storica ad essere stravolta dall’eruzione. L’isola di Santorini cambiò volto e fu ricoperta dalle ceneri dell’eruzione, ricchissime di minerali. Ne deriva che oggi lo strato organico dei suoli è molto limitato, composto quasi esclusivamente da rocce vulcaniche, su cui domina la pietra pomice. È un terreno poroso e leggero, quasi privo di argilla che permette di trattenere l’umidità dalla rugiada, dalle precipitazioni e dall’umidità del mare, garantendo un adeguato approvvigionamento idrico durante la stagione della vegetazione.

UN CLIMA MEDITERRANEO

L’isola presenta un clima tipico mediterraneo, con inverni relativamente caldi ed estati secche. La vicinanza al mare tuttavia, regola le temperature e funge da cuscinetto climatico. Le precipitazioni possono essere tuttavia molto scarse e, durante le estati più calde, una delle poche fonti d’acqua è data dalle nebbie che avvolgono l’isola durante la notte. Spirano inoltre forti venti, che possono superare gli 80 km/h.

In queste condizioni estreme, la viticoltura ha dovuto ingegnarsi, trovando forme originali di adattamento.

Per resistere ai venti, le viti sono state allevate vicino al terreno con la tecnica detta kouloura, ovvero dell’alberello a corona. In pratica, i tralci più resistenti della vite vengono intrecciati a formare una ghirlanda che si adagia sul terreno. Ripetendo questa operazione, anno dopo anno, si ottiene una sorta di spirale che viene rinnovata interamente. Con questa particolare tecnica si punta a proteggere il più possibile i grappoli dalla tenacia del vento che, insieme alla siccità, è il più grande avversario della viticoltura locale.  Vengono usate, tuttavia, anche forme di allevamento diverse, tra cui l’alberello classico.

Non tutto il male viene per nuocere. I terreni vulcanici di Santorini, pur sfidanti per la viticoltura, grazie alla forte presenza sabbiosa sono risultati immuni alla peste del ‘900, la fillossera. È così che sull’isola continua a vivere un patrimonio ampelografico di incredibile ricchezza: viti a piede franco di età secolare che difficilmente si troverebbero altrove.

Le rese, è facile capire, restano estremamente basse, conseguenza naturale dell’età dei vigneti, dei terreni vulcanici, dello stress idrico e dei forti venti di Santorini. Il risultato è però una profondità, concentrazione e ricchezza del tutto inedite. Le rese normali sono vicine ai 20-25 hl/ha (metà di quelle bordolesi!), spesso anche sotto i 10 hl/ha.

UNA TERRA PER L’ASSIRTIKO

 L’Assyrtico è il principale vitigno dell’isola. Vitigno autoctono, occupa il 70% delle aree vitate. vigneto di Santorini. È un vitigno nobile, resistente alla siccità e alle malattie, in grado di raggiungere facilmente una gradazione alcolica elevata (15/16°), conservando una spiccata acidità (PH da 2,8 a 3,2). Predilige le vinificazioni in bianco e l’affinamento in acciaio, in modo da esaltare tutto il proprio lato salino, delicatamente erbaceo e mentolato.

Il terroir di Santorini è infatti perfetto per produrre vini bianchi secchi con una personalità unica e un carattere potente. La ricchissima mineralità dei suoli dona vini ben strutturati con acidità croccante, sorprendente sapidità e delicate note agrumate. I bianchi dell’Isola sono incredibilmente longevi e possono essere invecchiati per più di 10 anni!

I VINI SANTORINI DOP

I vini DOP che possono pregiarsi della denominazione «Santorini» includono, come abbiamo appena visto, l’Assyrtiko, che può essere ottenuto in purezza oppure in uvaggio con i vitigni dell’athiri e dell’aidani singolarmente o congiuntamente per un massimo del 25%.

Esistono poi il Nychteri Santorini Dop, e il Vinsanto Santorini Dop. Il primo è un vino tradizionale dell’isola, le cui uve sono normalmente raccolte surmature per un tenore acolico tra i 14 e 16 gradi e un residuo zuccherino percettibile, viene affinato in legno. Il secondo è invece un vino passito le cui uve vengono raccolte surmature e lasciate ad appassire per 8-12 giorni. Le migliori versioni presentano una concentrazione zuccherina compresa tra i 340 e i 500 grammi/litro. L’affinamento minimo è di 24 mesi, anche se la maggior parte dei Vinsanto sono messi in commercio dopo ben cinque anni.

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