Agricoltura vulcanica, il fattore umano

Agricoltura vulcanica, il fattore umano

Nel precedente articolo (puoi leggerlo qui) abbiamo indagato la ricchezza dei suoli vulcanici in relazione all’agricoltura. Ora ci occupiamo di un altro fattore determinante quando si parla di vulcani, ovvero dell’interazione dinamica con l’uomo.


 

IL PROGETTO

Volcanic Agriculture of Europe è un progetto internazionale sostenuto dall’Unione Europea volto alla valorizzazione delle DOP Soave, Soave Superiore, Lessini Durello, Santorini e Monte Veronese, tutelate dai Consorzi di tutela italiani dei vini Soave e Recioto di Soave, del Lessini Durello, del Consorzio greco Union of Santorini Cooperatives – Santo Wines e dal Consorzio per la tutela del formaggio Monte Veronese. Obiettivo di Volcanic Agriculture of Europe è promuovere, evidenziare e far conoscere ai consumatori le straordinarie caratteristiche di una viticoltura e una produzione casearia che fondano la loro differenza sull’origine vulcanica dei suoli. Terroir diversi e distanti anche migliaia di chilometri che hanno sviluppato una medesima propensione alla qualità, basata su simili caratteristiche pedoclimatiche, storia geologica, esposizioni e altimetria. Peculiarità che si ritrovano nelle DOP nate da queste aree e che si esprimono nella loro naturale tendenza alla persistenza del sapore, alla spiccata mineralità, alla longevità e all’incredibile complessità di gusti e profumi.


IL FATTORE UMANO

 

C’è un fascino particolare nei vulcani: sono luoghi forgiati dal fuoco. Sin dall’antichità, per l’uomo, hanno rappresentato luoghi sacri. Posti ai confini del mondo dove si poteva incontrare il soprannaturale. Sono i luoghi degli dei, della trascendenza e del mito, dove le leggende si fanno reali tra fuoco, fumo e rumore.

Le terre di origine vulcanica, che ricoprono circa l’1% della superficie terrestre da sempre sono percepite come madri e matrigne. Madri in quanto i materiali che le compongono hanno una grandissima fertilità e sovente questi suoli sono stati culla di civiltà millenarie, matrigne perché spesso, nell’imprevedibilità, sono in grado di ricordarci quanto piccoli siamo davanti alla forza della natura.

Nell’immaginario collettivo la lava è sinonimo di qualcosa di negativo all’impatto, di qualcosa che può portare a disastri naturali a cui, purtroppo, si è anche assistito. Tuttavia l’enologia offre un altro punto di vista, un modo nuovo di andare a valutare delle terre che hanno molto da offrire. Un terreno vulcanico è una risorsa incredibile per la creazione di un vigneto dalle caratteristiche uniche, capace di fornire frutti degni di nota. Dai suoli vulcanici nascono vini spesso paragonabili a degli stalloni, nervosi e potenti, capaci di espressioni uniche, dove la sapidità incontra acidità spiccate, particolarmente adatte alla spumantizzazione.

L’Italia, da nord a sud, è paese di vino e di vulcani. Dagli antichi vulcani spenti del Veneto, ai crateri ricoperti ora di acqua nel centro Italia, agli attivissimi siti del sud; la linea rosso fuoco congiunge la penisola dando un inconfondibile carattere ai vini che nascono da questi suoli. L’intervento dell’uomo è stato provvidenziale, per diverse ragioni, esempi di ciò si ritrovano sia nel territorio dei Monti Lessini, sia nell’isola di Santorini.

Nella zona del veronese il fattore umano ha rappresentato un ruolo importante fin da tempi molto antichi dove la messa a coltura di questi suoli ha consentito una ridistribuzione dei componenti minerali più utili alle piante e quindi la modifica di questi paleo-suoli imposta dall’uomo si è rivelata quanto mai opportuna ed efficace al fine di garantire un ambiente nutritivo ideale. Non solo, è stato l’uomo a sviluppare l’allevamento a pergola, poi denominata Pergola Veronese, per meglio adattare la coltivazione alle caratteristiche pedoclimatiche del territorio e del vitigno autoctono della zona, la Garganega. La pergola Veronese si distingue in particolar modo per i menatoli, tiranti, spesso costruiti artigianalmente, con la funzione di ottimizzare la tensione dei fili in ferro utilizzati per sostenere la produzione in fase vegetativa.

Diversamente, l’isola di Santorini presenta un suolo e un clima piuttosto inospitali per la vite. I venti di burrasca portano una grande quantità di piccole pietre pomici verso i vigneti e in questo modo i raccolti vengono danneggiati. In particolare, se questo avviene durante la primavera, alla nascita delle gemme, causa gravi danni ed una conseguente netta riduzione della produzione di uva. È per questo motivo che i viticoltori hanno sviluppato, nei secoli, una forma di potatura unica, chiamata kouloura. Ogni inverno e primavera, durante la stagione della potatura, vengono selezionati i rami più resistenti e intrecciati dandogli una forma circolare in modo tale che poi la vite assomigli ad un cestino. Le  piante vengono tenute basse, vicine al terreno, formando un cesto naturale a  spirale che, come uno scudo, protegge la vite dal forte vento che fa volare i detriti e dal caldo torrido, tipico della caldera del vulcano. Dalla potatura alla raccolta, tutto viene fatto a mano. In aree di notevole pendenza, i viticoltori hanno costruito terrazze in pietra, note come pezoules per facilitare la coltivazione e massimizzare l’assorbimento dell’acqua piovana.

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