Dai vulcani ai Cimbri, la storia antica del Lessini Durello

Dai vulcani ai Cimbri, la storia antica del Lessini Durello

Nell’ultimo articolo abbiamo sorvolato a volo d’uccello le alture dei Monti Lessini cercando di ricostruire lo straordinario paesaggio che caratterizza le valli tra Verona e Vicenza da cui provengono le uve della DOP Lessini Durello.

Parleremo ora della storia antica di questo spumante dal “carattere vulcanico” e per farlo dovremo riavvolgere il nastro del tempo di circa 40 milioni di anni. Un bel viaggio no?

I VULCANI E IL MARE PRIMORDIALE

 

Per la precisione, l’area dei Monti Lessini oggi individuata dalla DOP Lessini Durello, ebbe origine 45 milioni di anni fa grazia all’azione di bolle di magma in risalita dai coni di vulcani sommersi. I Monti Lessini si sollevarono dal fondo del mare primordiale dando origine a un ambiente assai particolare i cui suoli erano – e sono tuttora – composti da un mix di rocce laviche, antichi fondali sabbioso-limosi e giacimenti fossiliferi.

A grandi linee, il paesaggio dell’Eocene dei Monti Lessini doveva assomigliare a un mare tropicale da cui emergeva un complesso vulcanico attivo, di grandi dimensioni. Oggi, ciò che resta di quell’antichissima era si trova esposto nei più importanti musei di Scienze Naturali della zona. Per portare un esempio, al Museo paleontologico di Bolca gestito dal Parco Naturale Regionale della Lessinia sono custoditi oltre 500 esemplari di pesci, rettili, crostacei, molluschi, piante marine e terrestri. Mentre a Roncà, il locale Museo dei Fossili espone spettacolari ritrovamenti di pietrificati d’invertebrati e vertebrati, anche di grosse dimensioni come il Prototherium Veronense, antico mammifero acquatico simile ai sirenidi ancora presenti nel Mar Rosso: segno che, all’ombra de vulcani, la vita prosperava.

DAI ROMANI AI CIMBRI, UN SUOLO PER LA VITE

 

Nonostante rappresentino solo l’1% della superficie terrestre, i terreni vulcanici offrono sostentamento al 10% della popolazione mondiale. Sono, di fatto, terreni ricchissimi di microelementi, che rendono il terreno non solo fertile, ma molto adatto alle coltivazioni di pregio, come la vite, le cui radici assai robuste e profonde “lottano” con le rocce vulcaniche per estrarne gli elementi più nobili e trasferirne la sapidità minerale nelle uve e, da lì, al vino.

Non è un caso che la viticoltura si diffuse sui Monti Lessini fin dai tempi antichi. Le prime testimonianze sembrano risalire all’arrivo dei Romani: non sappiamo molto di questi primi vitigni, ma già nel De Agricoltura, Plinio il Vecchio cita un’uva duracinus ovvero “dalla buccia dura”.

Per una documentazione più sicura dobbiamo però fare un balzo in avanti in pieno Medioevo, quando, nel 1292, ritroviamo documenti locali che indicano una varietà detta Duràsena, ragionevolmente già molto diffusa nel circondario: dalla Duràsena (l’antica duracinus?) è assai più certo che derivi l’attuale durella, il vitigno autoctono più coltivato sui Monti Lessini, cuore della DOP Lessini Durello.

Le contrade dei Monti Lessini furono segnate anche dal passaggio dei Cimbri: popolo germanico che s’insediò sui monti del vicentino nel Medioevo, in verità più famoso per l’arte metallurgica e casearia che per la viticoltura. Dai Cimbri però, è possibile derivi il nome stesso di Lessinia, una delle cui etimologie (come abbiamo visto nel post precedente) potrebbe davvero essere figlia del termine germanico Lees, che letteralmente significa «prato per il pascolo».

Da vulcani sommersi al mare tropicale; dai Romani ai Cimbri, fino al Medioevo e via via ai giorni nostri: la storia dei Monti Lessini svela una naturale vocazione alla vite e almeno sette secoli di viticoltura documentabile. Un orgoglio e un traguardo che oggi il Consorzio di Tutela Vino Lessini Durello e tutti i produttori che qui vivono e lavorano sono attenti preservare e valorizzare, mostrando l’incredibile complessità e profondità di un vino spumante capace di raccontare storie antiche e sempre nuove.

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